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Giovedì 15 Luglio 2010 18:48

SilaL’ aria più pulita d’Europa? Si respira nel Parco nazionale della Sila. Se ne dice convinto, al termine delle proprie ricerche realizzate insieme alla moglie Antonietta Gatti, Stefano Montanari direttore del laboratorio “Nanodiagnostics” di Modena.

I risultati della ricerca sono stati diffusi nel corso di una conferenza stampa presso il centro visite “Antonio Carcea” Monaco di Villaggio Mancuso alla presenza di Massimiliano Capalbo della “Gh Calabria”, di Sonia Ferrari e Michele Laudati, rispettivamente presidente e direttore del Parco nazionale della Sila, dei sindaci di Zagarise e Carlopoli Pietro Raimondi e Mario Talarico. Cordinata dal giornalista Francesco Bartucci, la notizia potrebbe rappresentare lo scoop dell’ anno e rappresentare un vero e proprio volano per quell’asfittico turismo che quest’anno risente della crisi economica anche nei verdi boschi della Sila. Come tutte le grandi scoperte anche questa ha dell’incredibile ed è avvenuta quasi per caso.

Nel corso di una vacanza in Calabria, proposta dall’associazione “Orme nel Parco”, i due ricercatori hanno deciso di piazzare, un po’ per curiosità ed un po’ per gioco, la propria strumentazione nel parco di Tirivolo. Al termine del proprio studio, effettuato con appositi filtri che trattengono le polveri e con un microscopio elettronico a scansione a raggi X, l’inattesa comunicazione.


“L’area della Sila – per Stefano Montanari – è pulitissima, molto migliore di quella delle isole Svalbard che fra la Norvegia ed il Polo Nord subisce la presenza di alcune polveri piccolissime e non per questo poco dannose. Invece, l’area silana è in assoluto la migliore di quelle che abbiamo potuto incontrare nel corso della nostra esperienza ventennale di ricercatori”. Con piglio ed umorismo romagnolo, nonostante la scientificità dei dati sviscerati, è riuscito a catturare l’attenzione dei presenti esprimendo la propria incredulità per le tante contraddizioni della Calabria una terra che, a sua detta, “è povera pur essendo seduta su un tesoro, ha fame e la dispensa piena, potrebbe avere uno sviluppo turistico ed invece copia quell’industrializzazione che non vi attecchisce perché nata per altri territori”.
Ovviamente, come ha sottolineato lo studioso, la scoperta non può rappresentare un punto d’arrivo ma un punto di partenza. A chi vive nei dintorni del Parco, infatti, sono venute subito in mente le fabbriche di biomasse che, particolarmente nel Crotonese, hanno più volte meritato la ribalta della cronaca a causa delle proprie polveri sottili che mettono a rischio, oltre che la salute dei cittadini, la possibilità di un’agricoltura biologica che invece potrebbe rappresentare una vera e propria risorsa economica spendibile anche in favore della salute della gente. “Le ricerche del prof. Montanari – ha sottolineato la presidente del Parco Sonia Ferrari – ci riempiono di gioia in un periodo che il Governo vorrebbe decurtare del 50% i finanziamenti degli stessi Parchi naturali.

La Sila grazie al Parco nazionale può offrire una pluralità di percorsi storico artistici ed antroplogici ai propri visitatori a cui, da oggi, possiamo offrire anche la notizia relativa alla purezza della propria area”. Sulla stessa scia l’intervento del presidente Laudati che ha sottolineato come, nel corso degli anni, nel Parco nazionale della Sila si sia lavorato per tutelare tutta una serie di bio diversità che non è possibile trovare altrove come hanno sottolineato, recentemente, alcuni ricercatori dell’Università della Tuscia che proprio nei boschi silani hanno trovato la presenza di alcuni bacilli e micro organismi che si riteneva del tutto scomparsi.

Fonte [Francesco Rizza]